venerdì 8 gennaio 2016

Ian McEwan - Solar

recensione solar luca benedettiIan McEwan
Solar
traduzione: Susanna Basso
Einaudi, 346pp
  
Sin da prima della sua pubblicazione in originale, Solar era stato annunciato come il grande romanzo di Ian McEwan sul riscaldamento globale, ma se in molti si aspettavano un altro Henry Perowne – il coscienzioso e quadrato protagonista di Sabato – McEwan si affida ad un personaggio tutt’altro che predisposto a confrontarsi con la sfida del cambiamento climatico terrestre: Micheal Beard, un fisico di mezz’età, basso, grasso, adultero e ricambiato, opportunista ed incapace di affetti sinceri, un’autorità in materia per un premio nobel vinto in gioventù, ma da anni privo di una vera e propria idea rivoluzionaria. E remunerativa. Questa scelta che ha colpito sia la critica (soprattutto quella oltreoceano, che vi ha voluto vedere una satira d’autore sul mondo degli scienziati, spesso piegati a giochi di convenienza, potere ed invidie professionali) che i lettori, completamente impreparati alla comedy che è Solar. Una scelta, però, a ragion veduta, con cui McEwan evita il rischio di un romanzo/sermone dagli spiccati toni moraleggianti per farne una lettura più sottile, più piacevole, ma soprattutto inedita. Beard è sostanzialmente uno scettico approfittatore, ma è anche un coacervo di goffaggine e miopia, un personaggio-simbolo di una certa elité scientifica che a McEwan non piace, eppure è adorabile, un (anti)eroe – verrebbe da dire in stile Douglas Adams – che tra donne, vendette, equivoci, gag e sogni di gloria e fotosintesi reclama per sé tutta la scena, cui di apocalittico resta ben poco. Dunque, la qualità più evidente di Solar non è tanto la vena polemica o la trama in sé, bensì la grandissima capacità di McEwan di modellarsi ai propri bisogni pur rimanendo saldo sul suo stile; senza perdere il suo famoso bisturi letterario con cui ha fatto luce nella mente di tanti personaggi, con Micheal Beard rivela anche un’ironia ed una malizia che a tratti fanno pensare che non sia affatto un libro di Ian McEwan. La sequenza nell’Artico, quando Beard è certo di aver avuto un congelamento (ed un “distaccamento”) del pene, o quando la stampa lo trasforma in uno scienziato misogino e sessista, ne sono un esempio; e poi dicono che lo “Ian Macabre” dei primi libri ha posato la penna tanti anni fa! McEwan ancora una volta dimostra di saper scrivere di tutto, dei sentimenti, della guerra, della sua amata scienza o della leggerezza.

Luca Benedetti
(originariamente pubblicato su Pulp Libri n.89 gennaio/febbraio 2011)

Nessun commento:

Posta un commento