Ian McEwan
Solar
traduzione: Susanna Basso
Einaudi, 346pp
Sin
da prima della sua pubblicazione in originale, Solar era stato annunciato come il grande romanzo di Ian McEwan sul
riscaldamento globale, ma se in molti si aspettavano un altro Henry Perowne – il
coscienzioso e quadrato protagonista di Sabato
– McEwan si affida ad un personaggio tutt’altro che predisposto a confrontarsi
con la sfida del cambiamento climatico terrestre: Micheal Beard, un fisico di
mezz’età, basso, grasso, adultero e ricambiato, opportunista ed incapace di
affetti sinceri, un’autorità in materia per un premio nobel vinto in gioventù,
ma da anni privo di una vera e propria idea rivoluzionaria. E remunerativa. Questa
scelta che ha colpito sia la critica (soprattutto quella oltreoceano, che vi ha
voluto vedere una satira d’autore sul mondo degli scienziati, spesso piegati a
giochi di convenienza, potere ed invidie professionali) che i lettori, completamente
impreparati alla comedy che è Solar.
Una scelta, però, a ragion veduta, con cui McEwan evita il rischio di un
romanzo/sermone dagli spiccati toni moraleggianti per farne una lettura più
sottile, più piacevole, ma soprattutto inedita. Beard è sostanzialmente uno
scettico approfittatore, ma è anche un coacervo di goffaggine e miopia, un
personaggio-simbolo di una certa elité scientifica che a McEwan non piace,
eppure è adorabile, un (anti)eroe – verrebbe da dire in stile Douglas Adams –
che tra donne, vendette, equivoci, gag e sogni di gloria e fotosintesi reclama
per sé tutta la scena, cui di apocalittico resta ben poco. Dunque, la qualità
più evidente di Solar non è tanto la
vena polemica o la trama in sé, bensì la grandissima capacità di McEwan di
modellarsi ai propri bisogni pur rimanendo saldo sul suo stile; senza perdere
il suo famoso bisturi letterario con cui ha fatto luce nella mente di tanti
personaggi, con Micheal Beard rivela anche un’ironia ed una malizia che a
tratti fanno pensare che non sia affatto un libro di Ian McEwan. La sequenza nell’Artico,
quando Beard è certo di aver avuto un congelamento (ed un “distaccamento”) del
pene, o quando la stampa lo trasforma in uno scienziato misogino e sessista, ne
sono un esempio; e poi dicono che lo “Ian Macabre” dei primi libri ha posato la
penna tanti anni fa! McEwan ancora una volta dimostra di saper scrivere di
tutto, dei sentimenti, della guerra, della sua amata scienza o della
leggerezza.
Luca Benedetti
(originariamente pubblicato su Pulp Libri n.89 gennaio/febbraio 2011)
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