Piero
Elia
La
fortuna di perdere
Edizioni e/o, 256pp
Cantava
Renato Carosone: “Storta va, deritta vene/sempe storta nun pò 'gghj/spisso 'o
mmale porta 'o bbene/pò tardà, ma adda venì!”, ossia se qualcosa va storta
prima o poi si raddrizzerà e finirà per il meglio, e queste parole – oltre ad
aver ispirato il titolo provvisorio di questo libro - sono la confortante
chiusa che i due protagonisti traggono dalle loro esperienze.
La
fortuna di perdere è una
brutta storia di bugie, politica ed odio, ma soprattutto è una storia di
latitanza che nasconde ragioni tanto dolorose quanto verosimili. Anni ’70,
Francesco e Riccardo sono amici, presi da donne, droga e contestazione
politica, poi un giorno Francesco viene accusato di omicidio e scompare per
sempre dalla vita di Riccardo. Anni’80, il padre di Francesco, facoltoso uomo
d’affari, contatta Riccardo per metterlo sulle tracce del figlio, in India,
antico amore dei due ragazzi. Riccardo non è un eroe o un idealista, la sua
vita è ad un vicolo cieco, nulla sembra toccarlo più di tanto, ma la ricerca di
Francesco lo coinvolgerà in una realtà fatta di segreti, depistaggi e violenza
con cui per primo dovrà confrontarsi.
A far da
sfondo, l’India, lo Sri Lanka, Delhi, Colombo, Kerala, e le LTTE, l’esercito
secessionista delle Tigri tamil, che in quegli’anni combatteva la guerra civile
per la costituzione della stato indipendente del Tamil Eelam nel nord-est dello
Sri Lanka. Poi c’è l’Italia dei giochi di potere, delle lobby e dei
movimenti di estrema destra che dagli anni settanta tornano violentemente nel
presente di Riccardo e Francesco. Con una prosa netta e veloce, che un po’
toglie al sentimentalismo che potrebbe legare i protagonisti alla loro India,
la storia procede in un concatenarsi di incontri e cambi di location solo
apparentemente casuali e che fanno parte di un complesso puzzle di cui ogni
tassello disseminato nel libro trova alla fine il suo posto. Terminata la lettura
viene, però, da chiedersi “la fortuna di perdere cosa?”, forse certi ideali di
gioventù, forse di restare fuori dai giochi e condurre una vita senza ombre,
oppure la fortuna di perdere la strada vecchia per scoprirne una migliore.
Luca Benedetti
(originariamente pubblicato su
Pulp Libri n.88 novembre/dicembre 2010)
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