venerdì 8 gennaio 2016

Piero Elia - La fortuna di perdere

recensione Piero Elia La fortuna di perdere
Piero Elia
La fortuna di perdere
Edizioni e/o, 256pp

Cantava Renato Carosone: “Storta va, deritta vene/sempe storta nun pò 'gghj/spisso 'o mmale porta 'o bbene/pò tardà, ma adda venì!”, ossia se qualcosa va storta prima o poi si raddrizzerà e finirà per il meglio, e queste parole – oltre ad aver ispirato il titolo provvisorio di questo libro - sono la confortante chiusa che i due protagonisti traggono dalle loro esperienze.
La fortuna di perdere è una brutta storia di bugie, politica ed odio, ma soprattutto è una storia di latitanza che nasconde ragioni tanto dolorose quanto verosimili. Anni ’70, Francesco e Riccardo sono amici, presi da donne, droga e contestazione politica, poi un giorno Francesco viene accusato di omicidio e scompare per sempre dalla vita di Riccardo. Anni’80, il padre di Francesco, facoltoso uomo d’affari, contatta Riccardo per metterlo sulle tracce del figlio, in India, antico amore dei due ragazzi. Riccardo non è un eroe o un idealista, la sua vita è ad un vicolo cieco, nulla sembra toccarlo più di tanto, ma la ricerca di Francesco lo coinvolgerà in una realtà fatta di segreti, depistaggi e violenza con cui per primo dovrà confrontarsi.
A far da sfondo, l’India, lo Sri Lanka, Delhi, Colombo, Kerala, e le LTTE, l’esercito secessionista delle Tigri tamil, che in quegli’anni combatteva la guerra civile per la costituzione della stato indipendente del Tamil Eelam nel nord-est dello Sri Lanka. Poi c’è l’Italia dei giochi di potere, delle lobby e dei movimenti di estrema destra che dagli anni settanta tornano violentemente nel presente di Riccardo e Francesco. Con una prosa netta e veloce, che un po’ toglie al sentimentalismo che potrebbe legare i protagonisti alla loro India, la storia procede in un concatenarsi di incontri e cambi di location solo apparentemente casuali e che fanno parte di un complesso puzzle di cui ogni tassello disseminato nel libro trova alla fine il suo posto. Terminata la lettura viene, però, da chiedersi “la fortuna di perdere cosa?”, forse certi ideali di gioventù, forse di restare fuori dai giochi e condurre una vita senza ombre, oppure la fortuna di perdere la strada vecchia per scoprirne una migliore.

Luca Benedetti
(originariamente pubblicato su Pulp Libri n.88 novembre/dicembre 2010)

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