Mercè Rodoreda
Giardino sul mare
traduzione: Giuseppe Tavani
La NuovaFrontiera, 192pp
Prosegue con La Nuova
Frontiera la riproposta delle opere di Mercè Rodoreda, l’autrice catalana de La
Piazza del Diamante e Via delle Camelie, ma se questi
avevano esplorato l’universo femminile ed avevano una spiccata ambientazione
barcellonese, Giardino sul mare presenta, invece, differenze
sostanziali: la voce narrante non è più una giovane donna, ma un uomo già
avanti negli anni, l’anonimo giardiniere della famiglia Bohigues e la storia è
la sua rievocazione delle sei stagioni estive trascorse dai suoi datori di
lavoro, e dai loro amici nella loro villa di un altrettanto anonimo paesino
sulla costa poco distante da Barcellona. Datato 1967, Giardino sul mare venne
scritto in quel prolifico periodo di scrittura ritrovata che negli anni
sessanta vide la Rodoreda rinascere dopo un lungo periodo di inattività durante
il suo volontario esilio politico dalla Spagna franchista. Una scrittura che
definiva lei stessa una “necessità”, per continuare ad usare il catalano e
recuperare ciò che aveva lasciato. Un libro nato forse più per esser scritto
che esser letto: ecco allora riaffiorare dal passato, sotto forma del vecchio
giardiniere di casa Bohigues, il nonno Pere Gurgui che trasmise alla piccola
Mercè la passione per le lettere e per i fiori e così, ritagliata intorno a
queste premesse, la figura del giardiniere sembra avere la presenza di un
penate, gran lavoratore, attento, dai modi schivi ed al contempo curiosi,
testimone volontario ed involontario di tutti gli avvenimenti della casa, dai
più banali ai più significativi, dai piccoli vezzi di una famiglia agiata ai
suoi eccessi: le gioie e le tristezze del padrone Francesc, della moglie
Rosamaria, della maliziosa cameriera Miranda, del pittore Feliu Roca e di tutti
gli avventori di quella villa in riva al mare, soprattutto dell’Eugeni, amore
di gioventù di Rosamaria, ritornato come vicino di casa e non dimentico dei
propri sentimenti. Con uno sguardo più oggettivo si potrebbe anche dire che il
libro non risalti certo per una narrazione palpitante e dinamica, eppure ci si
resta attaccati e la calma – ma non la lentezza – con cui procedono i ricordi
vive proprio di questo, di piccoli grandi fatti, di dialoghi e particolari
infusi però di un significato più prezioso altrimenti ignorato.
Luca Benedetti
(originariamente pubblicato su Pulp Libri n.88 novembre/dicembre 2010)

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