venerdì 8 gennaio 2016

Mercè Rodoreda - Giardino sul mare

Mercè Rodoreda
Giardino sul mare
traduzione: Giuseppe Tavani
La NuovaFrontiera, 192pp 

Prosegue con La Nuova Frontiera la riproposta delle opere di Mercè Rodoreda, l’autrice catalana de La Piazza del Diamante e Via delle Camelie, ma se questi avevano esplorato l’universo femminile ed avevano una spiccata ambientazione barcellonese, Giardino sul mare presenta, invece, differenze sostanziali: la voce narrante non è più una giovane donna, ma un uomo già avanti negli anni, l’anonimo giardiniere della famiglia Bohigues e la storia è la sua rievocazione delle sei stagioni estive trascorse dai suoi datori di lavoro, e dai loro amici nella loro villa di un altrettanto anonimo paesino sulla costa poco distante da Barcellona. Datato 1967, Giardino sul mare venne scritto in quel prolifico periodo di scrittura ritrovata che negli anni sessanta vide la Rodoreda rinascere dopo un lungo periodo di inattività durante il suo volontario esilio politico dalla Spagna franchista. Una scrittura che definiva lei stessa una “necessità”, per continuare ad usare il catalano e recuperare ciò che aveva lasciato. Un libro nato forse più per esser scritto che esser letto: ecco allora riaffiorare dal passato, sotto forma del vecchio giardiniere di casa Bohigues, il nonno Pere Gurgui che trasmise alla piccola Mercè la passione per le lettere e per i fiori e così, ritagliata intorno a queste premesse, la figura del giardiniere sembra avere la presenza di un penate, gran lavoratore, attento, dai modi schivi ed al contempo curiosi, testimone volontario ed involontario di tutti gli avvenimenti della casa, dai più banali ai più significativi, dai piccoli vezzi di una famiglia agiata ai suoi eccessi: le gioie e le tristezze del padrone Francesc, della moglie Rosamaria, della maliziosa cameriera Miranda, del pittore Feliu Roca e di tutti gli avventori di quella villa in riva al mare, soprattutto dell’Eugeni, amore di gioventù di Rosamaria, ritornato come vicino di casa e non dimentico dei propri sentimenti. Con uno sguardo più oggettivo si potrebbe anche dire che il libro non risalti certo per una narrazione palpitante e dinamica, eppure ci si resta attaccati e la calma – ma non la lentezza – con cui procedono i ricordi vive proprio di questo, di piccoli grandi fatti, di dialoghi e particolari infusi però di un significato più prezioso altrimenti ignorato.

Luca Benedetti
(originariamente pubblicato su Pulp Libri n.88 novembre/dicembre 2010)

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