Paola Mastrocola
E se covano i lupi
Guanda, 217pp
E se covano i lupi? E se le anatre fanno le giornaliste e
i ricci i gonfiatori di palloncini? E se i topi fanno i tipografi? E se da un
uovo nasce un lupetto? Di solito le favole cominciano con “c’era una volta” e
non con i se, ma questa favola è già iniziata altrove, lungo una strada, vicino
ad una pattumiera, dove la piccola Anatra appena nata – bontà dell’imprinting -
pensò di essere figlia di una ciabatta per poi finire innamorata e sposa del
Signor Lupo. Così finiva Che animale sei, di cui, con E se covano i lupi, la Mastrocola ci dà un degno
proseguimento. La premessa è squisitamente esistenziale. Lupo, insegnante di
Filosofia della Pesca e scrittore, non vuole solo pensare nella vita, così alle
soglie della paternità, per sentirsi meno “astratto” decide che deve fare
qualcosa di più concreto, ossia covare le tre uova in vece della sua cara
Anatra, che si ritrova libera di… svolazzare dove vuole! Almeno all’inizio. E qui
mi fermo. Perché questa non è solo una favola, o un libro sull’Attesa –
l’attesa di diventare genitori, di un cambiamento o l’attesa in sé per sé, come
amerà ragionarci Lupo – E se covano
i lupi è qualcos’altro. Un’acuta e leggera metafora di tante altre realtà che
favole non sono. Acuta, perché strappa un sorriso amaro con i suoi
Potentipotenti del mondo intenti a giocare a nascondino sotto l’acqua per non
farsi vedere da nessun Nonpotente, o con l’esercito dei Gufi bengufanti che mal
tollerano gli atteggiamenti da “mammo” del lupo, o con i suoi giornalisti
muniti di secchiello di sabbia per ficcarci per bene la testa dentro. Leggera,
perché la prosa semplice e allegra sembra rivolta effettivamente solo a dei
piccoli lettori in erba. Un libro duplice che però non ostenta moralità troppo
profonde, preferisce raccontare, al contrario, una bella storia, con
l’ingenuità, che qui non è un difetto, di chi vuole provare qualcosa di
“favoloso” in un momento così profondamente grigio. Un libro che, per una
volta, può passare tranquillamente da un comodino all’altro, da quello dei
genitori a quello dei figli, mantenendo sempre la sua espressività e un
ottimismo grazie al quale, parafrasando il butterfly effect della
teoria del caos, il battito d’ali di un’anatra può veramente cambiare il mondo.
(originariamente pubblicato su Pulp Libri n.78 marzo/aprile 2009)

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