Proiettili d’argento
traduzione: Pino Cacucci
La Nuova Frontiera, 271pp
Proiettili d’argento è il primo libro di Élmer Mendoza tradotto in
Italia, ma l’ultimo di una serie che, in Messico, gli ha valso, da parte della
critica, la definizione di narcoescritor.
Professore universitario, intellettuale e romanziere, quando se ne parla
ricorrono spesso nomi come Hammett, Joyce ed il nostro Sciascia, maestri dai
quali Mendoza sembra aver attinto più di una lezione sullo scrivere e
sull’essere uno scrittore.
Se al noir ed al hard-boiled è
debitore per il personaggio di Edgar Zurdo Mendieta, “un semplice poliziotto di
quarantatre anni che vestiva sempre di nero, non si radeva da tre giorni ed era
ormai incapace di innamorarsi”, e se a Joyce si avvicina per uno stile fluidissimo,
dove pensieri, azioni e dialoghi si fondono in un unico periodare, dinamico, breve
ed adattissimo alla storia, di Sciascia segue, invece, le motivazioni.
Là dove, quindi, narcoescritor sembra un epiteto ad
effetto, parlare di un noir sociale rende meglio l’idea: vivere e scrivere a
Culiacán – capitale dello stato messicano di Sinaloa, una delle basi operative
dei cartelli della droga – significa, intenzionalmente o meno, scrivere e descrivere
anche la vita secondo la “cultura” del narcotraffico, una narcoconvivenza, fatta
di sparatorie, omicidi e corruzione, che questa cultura ha radicato in città
come Culiacán, Ciudad Juárez e Tijuana. Per questo Proiettili d’argento è un libro estremamente fisico, violento, dove
la forma è sottomessa al ritmo ed il ritmo ad una realtà di fatto altrettanto violenta
e difficile da controllare.
In questo modo le indagini di
Zurdo Mendieta sull’omicidio del giovane avvocato Bruno Canizales, figlio di un
noto candidato alle presidenziali, si intrecciano direttamente con la politica
e con l’impero criminale della famiglia Valdés. Un impero che el Zurdo conosce bene ma che non sembra
temere, ruvido nella sua sfrontatezza e nel suo intuito, distrutto nello spirito
da un amore impossibile per la strepitosa Goga Fox, ma non nel mestiere, quando
affronta la pupilla dei Valdés, Samantha, o quando non lo stupisce essere il
bersaglio di attentati ed intimidazioni a colpi di mitra, mentre la risoluzione
del caso diventa sempre più lontana. Perché a Culiacán, Messico, dove “la
polizia è la più corrotta del mondo” ed a dettar legge sono i narcos con le loro faide ed i loro
traffici, nessuno sembra essere il colpevole, o meglio, tutti sembrano avere le
loro colpe ma ben poche risposte.
Luca Benedetti

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