martedì 30 giugno 2015

Élmer Mendoza - Proiettili d’argento

ELMER MENDOZA RECENSIONEÉlmer Mendoza
Proiettili d’argento
traduzione: Pino Cacucci
La Nuova Frontiera, 271pp

Proiettili d’argento è il primo libro di Élmer Mendoza tradotto in Italia, ma l’ultimo di una serie che, in Messico, gli ha valso, da parte della critica, la definizione di narcoescritor. Professore universitario, intellettuale e romanziere, quando se ne parla ricorrono spesso nomi come Hammett, Joyce ed il nostro Sciascia, maestri dai quali Mendoza sembra aver attinto più di una lezione sullo scrivere e sull’essere uno scrittore.
Se al noir ed al hard-boiled è debitore per il personaggio di Edgar Zurdo Mendieta, “un semplice poliziotto di quarantatre anni che vestiva sempre di nero, non si radeva da tre giorni ed era ormai incapace di innamorarsi”, e se a Joyce si avvicina per uno stile fluidissimo, dove pensieri, azioni e dialoghi si fondono in un unico periodare, dinamico, breve ed adattissimo alla storia, di Sciascia segue, invece, le motivazioni.
Là dove, quindi, narcoescritor sembra un epiteto ad effetto, parlare di un noir sociale rende meglio l’idea: vivere e scrivere a Culiacán – capitale dello stato messicano di Sinaloa, una delle basi operative dei cartelli della droga – significa, intenzionalmente o meno, scrivere e descrivere anche la vita secondo la “cultura” del narcotraffico, una narcoconvivenza, fatta di sparatorie, omicidi e corruzione, che questa cultura ha radicato in città come Culiacán, Ciudad Juárez e Tijuana. Per questo Proiettili d’argento è un libro estremamente fisico, violento, dove la forma è sottomessa al ritmo ed il ritmo ad una realtà di fatto altrettanto violenta e difficile da controllare.
In questo modo le indagini di Zurdo Mendieta sull’omicidio del giovane avvocato Bruno Canizales, figlio di un noto candidato alle presidenziali, si intrecciano direttamente con la politica e con l’impero criminale della famiglia Valdés. Un impero che el Zurdo conosce bene ma che non sembra temere, ruvido nella sua sfrontatezza e nel suo intuito, distrutto nello spirito da un amore impossibile per la strepitosa Goga Fox, ma non nel mestiere, quando affronta la pupilla dei Valdés, Samantha, o quando non lo stupisce essere il bersaglio di attentati ed intimidazioni a colpi di mitra, mentre la risoluzione del caso diventa sempre più lontana. Perché a Culiacán, Messico, dove “la polizia è la più corrotta del mondo” ed a dettar legge sono i narcos con le loro faide ed i loro traffici, nessuno sembra essere il colpevole, o meglio, tutti sembrano avere le loro colpe ma ben poche risposte.

Luca Benedetti
(originariamente pubblicato su Pulp Libri n.85 maggio/giugno 2010)

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