Fred Vargas
Prima di morire addio
traduzione: Margherita Botto
Einaudi, 196pp
Sicuramente la copertina
cardinalizia e le bufere mediatiche di qualche mese fa sulla condotta morale di
alcuni uomini di chiesa potrebbero attirare l’attenzione di un lettore
affezionato e farlo sperare in una strana coincidenza tra quello che succede
tra Italia e Germania e quella che potrebbe essere una variazione d’autore su
questo tema. In realtà, in attesa della prima graphic novel della Vargas,
Einaudi propone un ripescaggio d’annata, il 1994, precedente, insomma, a molti
titoli che hanno dato fama allo pseudonimo della signora Frédérique Audouin-Rouzeau. Premessa
dovuta, se non altro, per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. Questo
per chiarire che se Prima di morire addio tradisce un po’ le
aspettative, dall’altro è un testo che non ha alle spalle il mestiere e le
rifiniture che fanno della Vargas l’autrice che è oggidì. La scena si svolge a
Roma, tra Piazza San Pietro, Borgo Pio e Piazza Farnese, dove viene ucciso Henri
Valhubert, esperto d’arte venuto a Roma per visionare un’opera inedita di
Michelangelo presso la Biblioteca Vaticana. Ad occuparsi del caso saranno l’ispettore
Ruggeri del commissariato di via del Mascherino, dietro la città del Vaticano, e
Richard Valance, venuto dalla Francia sulle tracce di Valhubert; coinvolti
nelle indagini, la moglie della vittima, il figlio Claude ed i suoi amici
Tiberio e Nerone, un terzetto di studenti francesi brillanti, dissoluti e fuori
dagli schemi e protetti dall’occhio vigile del cardinale Lorenzo Vitaletti,
amico della famiglia Valhubert. Per quanto il canovaccio vargassiano ci sia e
per quanto vi si possano ritrovare gli abbozzi di un Danglard o dei tre
Evangelisti, manca, però, quel mestiere cui si accennava in apertura; Roma
stessa è poco più che nominata, l’ambiente vaticano si regge su un’ aurea data
solo dal suo nome, ma ne esce privo di qualsiasi autorità e severità, mentre le
suggestioni che un’ambientazione così potrebbe suscitare vengono delegate troppo
alla fantasia dei lettori. Quello che lascia, però, più perplessi è la facilità
con cui sembrano accadere le cose, una semplicità che rende il caso meno oscuro
di quanto in realtà sia, nella speranza – di chi legge – che poi la risoluzione
finale non sia la più scontata e banale. Un colpo al cerchio ed una alla botte:
Prima di morire addio è un libro
scritto con dieci anni di anticipo, deludente ma foriero di una cifra che
fortunatamente già conosciamo.
Luca Benedetti

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