martedì 30 giugno 2015

Fred Vargas - Prima di morire addio

Fred Vargas
Prima di morire addio
traduzione: Margherita Botto
Einaudi, 196pp

Sicuramente la copertina cardinalizia e le bufere mediatiche di qualche mese fa sulla condotta morale di alcuni uomini di chiesa potrebbero attirare l’attenzione di un lettore affezionato e farlo sperare in una strana coincidenza tra quello che succede tra Italia e Germania e quella che potrebbe essere una variazione d’autore su questo tema. In realtà, in attesa della prima graphic novel della Vargas, Einaudi propone un ripescaggio d’annata, il 1994, precedente, insomma, a molti titoli che hanno dato fama allo pseudonimo della signora Frédérique Audouin-Rouzeau. Premessa dovuta, se non altro, per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. Questo per chiarire che se Prima di morire addio tradisce un po’ le aspettative, dall’altro è un testo che non ha alle spalle il mestiere e le rifiniture che fanno della Vargas l’autrice che è oggidì. La scena si svolge a Roma, tra Piazza San Pietro, Borgo Pio e Piazza Farnese, dove viene ucciso Henri Valhubert, esperto d’arte venuto a Roma per visionare un’opera inedita di Michelangelo presso la Biblioteca Vaticana. Ad occuparsi del caso saranno l’ispettore Ruggeri del commissariato di via del Mascherino, dietro la città del Vaticano, e Richard Valance, venuto dalla Francia sulle tracce di Valhubert; coinvolti nelle indagini, la moglie della vittima, il figlio Claude ed i suoi amici Tiberio e Nerone, un terzetto di studenti francesi brillanti, dissoluti e fuori dagli schemi e protetti dall’occhio vigile del cardinale Lorenzo Vitaletti, amico della famiglia Valhubert. Per quanto il canovaccio vargassiano ci sia e per quanto vi si possano ritrovare gli abbozzi di un Danglard o dei tre Evangelisti, manca, però, quel mestiere cui si accennava in apertura; Roma stessa è poco più che nominata, l’ambiente vaticano si regge su un’ aurea data solo dal suo nome, ma ne esce privo di qualsiasi autorità e severità, mentre le suggestioni che un’ambientazione così potrebbe suscitare vengono delegate troppo alla fantasia dei lettori. Quello che lascia, però, più perplessi è la facilità con cui sembrano accadere le cose, una semplicità che rende il caso meno oscuro di quanto in realtà sia, nella speranza – di chi legge – che poi la risoluzione finale non sia la più scontata e banale. Un colpo al cerchio ed una alla botte: Prima di morire addio è un libro scritto con dieci anni di anticipo, deludente ma foriero di una cifra che fortunatamente già conosciamo.

Luca Benedetti
(originariamente pubblicato su Pulp Libri n.86 luglio/agosto 2010)

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