mercoledì 3 giugno 2015

Michela Murgia - Accabadora

recensione michela murgia
Michela Murgia
Accabadora
Einaudi, 164pp

Dopo Viaggio in Sardegna e la più recente partecipazione in Lavoro da morire, Michela Murgia conferma la sua presenza in Einaudi per il suo primo romanzo, così come lo ha definito su Il Sardegna, ripensando a Il mondo deve sapere, uno smaliziato real-book sulla vita nei call center cui la Murgia sente di attribuire un valore più “documentale” che narrativo.
In effetti, la differenza tra i due testi è lampante e sarebbe anche inutile argomentarla, se non fosse per il passo che la Murgia ha voluto compiere verso una narrativa più matura, più compiuta, più difficile. Siamo negli anni ’50, in un paesino della Sardegna, quando l’isola era ancora un luogo lontanissimo dal resto dell’Italia, dal “continente”, come la chiamava Grazia Deledda, e molte usanze erano ancora vive. Maria Listru è una fill’e anima, una figlia dell’anima, una bambina adottata dalla vecchia Bonaria Urrai per aiutare la madre di Maria, più povera, ad allevare l’ultima figlia, “la quarta”. Bonaria Urrai, però, non è solo una benefattrice. Bonaria Urrai è un segreto, fatto di freddezza e saggezza, l’una per disfare e l’altra per non dimenticare, mai.
Bonaria incarna la legge del popolo, più forte di quella scritta, nata dalla necessità e che ha il suo espediente per aggiustare le cose, un rimedio risaputo ma bisbigliato, talmente lontano dal nostro quotidiano che le cronache italiane non ne fanno più menzione da almeno mezzo secolo. Perché Bonaria, quando viene chiamata al capezzale di malati e moribondi, sa fare ciò che è necessario per acabar, per porre fine alla vita di chi una vita, ormai, non può più avere. E, perché no, anche al travaglio dei relativi parenti. Ai margini di questa vita segreta di Bonaria sta Maria, perché Accabadora è anche un libro su madre e figlia, su un rapporto nato da un’usanza e che da un’usanza viene rotto e ricomposto, in una Sardegna appena accennata nei paesaggi e che la Murgia preferisce esprimere attraverso i suoi personaggi, con le loro parole, i loro ragionamenti, con quella visione della vita fatta anche di cose invisibili, di credenze, di vendetta, di silenzio.

Luca Benedetti
(originariamente pubblicato su Pulp Libri n.80 luglio/agosto 2009)

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