mercoledì 10 giugno 2015

Knud Romer - Porco tedesco

recensione knud romer
Knud Romer
Porco tedesco
traduzione: E. Kampmann
Feltrinelli, 149pp

Esperto di letteratura comparata, pubblicitario di successo, attore per Lars Von Trier in The Idiots e sin ora autore di guide su argomenti anticonvenzionali e inconsueti, Knud Romer debutta in Italia con Porco tedesco, biografia della famiglia Romer tra la Germania della seconda guerra mondiale e la Danimarca dei primi anni sessanta. 
Piccola premessa: il titolo italiano ne nasconde uno originale, Den som blinker er bange for døden, dalla traduzione ben più austera (Chi batte ciglio ha paura della morte) e che spiega, forse meglio, lo spirito del libro.
Due sono le costanti nella vita del piccolo Knud, la nazionalità della madre Hildegard, tedesca trapiantata in Danimarca, e la piccola comunità di Nykøbing Falster, un paesino che finisce prima ancora di iniziare e dove la gente è tutt’altro che propensa ad accettare una seppur tranquilla e riservata famiglia che ancora gli ricorda il tedesco invasore degli anni di Hitler. 
In realtà, il filone xenofobo, sebbene sia il più vibrante, nel libro è molto tardivo e limitato agli ultimi anni, mentre buona parte della narrazione è dedicata ai nonni – forse le pagine più colorite del testo, quelle che farebbero pregustare una più romanzesca saga familiare, premessa poi ridimensionata – e alla giovinezza di Hildegard, legata alla resistenza antinazista e arrivata in terra danese in quegli anni ’50, quando la Danimarca sembrava un paese da fiaba e “dove tutte le cose erano piccole e sembravano giocattoli”. Nel dare forma a questa biografia, Romer sa passare dalla leggerezza al dramma e viceversa, mentre rispolvera volentieri alcune frasi nell’originale tedesco della sua infanzia, non come preziose citazioni, ma, più probabilmente, come un’ancora linguistica lanciata nel passato per non dimenticare quel retaggio teutonico così scomodo e importante. Porco tedesco è un tributo genealogico alla famiglia Romer, un susseguirsi di eventi, aneddoti e ritratti di famiglia in un disordine quasi richleriano – che si sa, si ama o si odia – lasciati liberi di scorrere tra le pagine senza un preciso ordine cronologico, esattamente come possono accavallarsi confusamente nella memoria i ricordi di una vita intera.

Luca Benedetti
(originariamente pubblicato su Pulp Libri n.83 gennaio/febbraio 2010)

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