martedì 30 giugno 2015

Marco Balzano - Il figlio del figlio

recensione balzano
Marco Balzano
Il figlio del figlio
Avagliano Editore, 168pp

Questo è un libro che fa bene.
I protagonisti sono padre, figlio e nipote della famiglia Russo, pugliesi di nascita e milanesi di adozione, che, per una comunissima diatriba familiare intorno alla vendita della vecchia casa al mare, fanno ritorno a Barletta per sistemare l’annosa questione.
Marco Balzano, anch’egli milanese di origini pugliesi, dopo un libro di poesie e di un saggio su Leopardi, fa il suo esordio nella narrativa con questo romanzo dallo spiccato accento autobiografico e lo fa con voce sicura ed un’enorme sensibilità, senza bravure forzate, vicoli ciechi o passi falsi.
I Russo non sono per nulla artificiosi nel loro essere personaggi, in poche pagine già sono Leonardo, Riccardo e Nicola, tre caratteri, tre storie che sono una storia sola: un contadino analfabeta che per seguire il figlio lavoratore abbandona tutto e si trasferisce in un Italia che non sarà mai la sua nuova casa, il figlio, già adulto sin da ragazzo, uomo pratico che si è costruito da solo, ed il figlio del figlio, Nicola, che, sempre vissuto al nord, non ha mai conosciuto la fatica o la povertà. Tre strade parallele che tornano indietro negli anni, costeggiando pezzi di storia familiare e confrontandosi inevitabilmente con un passato rimasto là, al sud. Ciascuno il suo.
Diversi sono i modi di pensare, di guardare le strade, di salutare le persone o di passare le giornate in quella vecchia casa piena di polvere e di oggetti, oggetti che sono sì loro, ma che ormai non gli appartengono più. Diversi sono i modi di parlare; è proprio il tassello della lingua, poi, che permette l’incastro più vivido, quello del dialetto, di cui l’ultimo genuino detentore è nonno Leonardo, figura monumentale in tutto il libro: l’unico per cui l’italiano è ancora un’altra lingua e che quello sradicamento dal sud non lo ha mai superato, l’unico che non è mai cambiato e che a quel rudere giù a Barletta ci tiene ancora.
Rubo una frase dall’introduzione di Luisa Adorno: “Pensai che per affezionarsi a qualcosa possono bastare le parole di un altro ha detto a un certo punto Balzano. Ecco, è proprio quello che è successo a me”. Questa, forse, è la sintesi migliore per capire l’intimità che si trova ne Il figlio del figlio e nell’incastro di rapporti a cui Balzano dà voce tra queste generazioni tanto diverse che difficilmente riescono ad amarsi nello stesso modo.

Luca Benedetti
(originariamente pubblicato su Pulp Libri n.86 luglio/agosto 2010)

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