Jaume
Cabré
Signoria
La
Nuova Frontiera, 347pp
Sarebbe
riduttivo parlarvi di Signoria come
di un noir e lo sarebbe altrettanto parlarvene come di un romanzo storico. Signoria è un libro ricchissimo. Per la
fluidità del linguaggio che passa dal registro alto a quello gergale, per i
personaggi così vividi, che siano in primo piano o appena schizzati, per la flessibilità
nello spostarsi da un genere all’altro, per la maestria con cui si fa beffe delle
regole nel raccontare una parabola sul potere e sulla corruzione in una
Barcellona di fine settecento eppure molto attuale. Al centro della storia c’è
Don Rafel Massò, cancelliere del Regio Tribunale di Barcellona che si ritrova
per le mani l’omicidio della passionale Marie de l’Aube Desflors, cantante d’opera
francese in visita in città. Dalle sommarie indagini risulta unico sospettato –
e quindi colpevole – il giovane poeta Andreu Perramon, amante di una notte
della burrosa artista e possessore, a sua insaputa, di uno scottante carteggio
proprio sul giudice Massò. Un intreccio di eventi semplice ed irreversibile, un
trampolino, per Cabré, che si lancia in una visuale a volo d’uccello su tutta
Barcellona, mentre Andreu e Don Rafel diventano le pedine di un gioco più
grande di loro, quello della alta società barcellonese, dei nobili, dei
religiosi, degli arricchiti, dei letti, degli amanti e delle carriere. Un gioco
a cui Cabré dà le tinte del grottesco, dove il dramma di Andreu si trasforma
nella satira di Massò, arrivista in pubblico, guardone nel privato, sposato
alla castissima Donna Marianna e per nulla disposto a rinunciare né al potere né
a piaceri ben più libertini. Questi sono i due poli morali di Signoria, la lussuosa giostra dei
salotti ed il gretto meccanismo che la fa girare. La virtuosità di Signoria, però, sta anche nel non
compiacersi di questo acume, tanto che se Don Rafel non fa certo onore alla sua
categoria, Cabré ce lo sa raccontare con un’ironia così tagliente e così bonaria
che alla fine viene quasi da perdonargli i suoi peccati, dimentichi, persino,
di scoprire chi abbia ucciso la Deflors all’inizio del libro e completamente distratti
nell’inseguire per le vie di Barcellona un guidice Massò burattino e
burattinaio di un sistema in cui “per la giustizia c’è peccato solo nella
misura in cui se ne conosce l’esistenza”.
Luca Benedetti

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