martedì 30 giugno 2015

Joel Stone - Il dossier Gerusalemme

Joel Stone
Il dossier Gerusalemme
traduzione: Nello Giugliano
Edizioni e/o, 155pp

Nonostante il titolo faccia pensare ad una spystory, questo secondo ed ultimo libro di Joel Stone (l’autore è scomparso nel 2007) prende solo gli spunti del romanzo d’azione per diventare una storia molto più intima ed universale. Levin, un sessantenne ex agente dei servizi segreti israeliani, si reinventa detective privato e si mette sulle tracce di Deborah Kaye e del suo presunto amante Karl Weiss per conto del marito di lei. Quando Weiss viene ucciso, in quello che sembra un attentato terroristico, è la stessa donna ad assumere Levin per far luce sulla vicenda. Levin si ritrova, così, impegnato in una doppia indagine e sempre più coinvolto dalla sua cliente. In realtà, l’idea iniziale sembra essere solo un pretesto. Stone riduce gli elementi e gli eventi al minimo – un marito geloso, una donna irresistibile ed un detective solo e senza uno scopo – per lavorare più intensamente sull’atmosfera.
Levin è un uomo che conosce i segreti e le verità della sua città ed è attraverso il suo sguardo che Stone racconta Gerusalemme: un luogo desideroso di una quotidianità “normale”, più occidentale, ma sempre in attesa; ne esce fuori, ovviamente, una riflessione sul terrorismo, anch’essa altrettanto minimalista, direi civica. Per Levin non c’è una guerra religiosa in atto, per lui esistono solo le bombe, le vetrine che esplodono o la gente che si fa saltare in aria.
Da un quartiere lontano o dal marciapiede di fronte, le esplosioni tagliano trasversalmente la città, come un tuono fuori-campo che arriva ovunque e può colpire chiunque.
La paura, l’abitudine alla paura, le schegge, le vittime, quelli che corrono in aiuto dei feriti, quelli che restano a terra, sono il sistema nervoso che regge tutta Gerusalemme e la solidarietà che si crea tra i sopravvissuti, verso chi si ama ed anche verso chi solitamente si odia, è il dilemma tra le righe di questo thriller interrotto: “eccola la verità innominata del terrorismo. Non era solo dalla minaccia esterna che ti ritraevi impaurito. Anche questo senso di comunanza ti minacciava. Questa intimità poteva anche spingerti a fare le valigie ed andar via”. Ed è questo il vero Jerusalem file, è un’atmosfera – declinata anche nell’assottigliarsi della trama – che piega ogni avvenimento alla sua caducità, lo riduce all’attimo stesso in cui esso avviene perché è quanto mai incerto quello successivo.

Luca Benedetti
(originariamente pubblicato su Pulp Libri n.85 maggio/giugno 2010)

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