mercoledì 3 giugno 2015

Mercè Rodoreda - Via delle Camelie

recensione rodoreda
Mercè Rodoreda
Via delle Camelie
traduzione: Giuseppe Tavani
La Nuova Frontiera, 202pp

A neanche un anno dalla pubblicazione de La piazza del Diamante (Pulp Libri 79), La Nuova Frontiera continua la ristampa delle opere della catalana Mercè Rodoreda. Via delle Camelie scritto nel 1966 e vincitore del Premio Sant Jordi – inizia con una neonata abbandonata davanti al cancello di un giardino, accanto a lei solo un foglietto di carta che recita “Cecilia Ce”, un nome incompleto, una mezza identità, che, per tutta la sua vita, Cecilia cercherà di completare. Un percorso amaro, fatto di molti uomini, aborti, prostituzione e violenze. Se, però, per La piazza del Diamante, la Rodoreda aveva scelto una Natàlia commovente e drammatica, con Cecilia crea una sorta di vittima illesa dalle sue disgrazie, più portata al cinismo che al dolore, quasi distante dalla sua stessa vita e mai veramente coinvolta e – volutamente – mai coinvolgente. Vive di amori complicati, morbosi, velatamente freudiani, nati dal caso o dall’opportunismo, ma senza un vero e profondo sentimento a sostenerli; amori incompiuti, come le sue gravidanze, sempre interrotte, quasi fossero un sintomo del destino della sua impossibilità di iniziare un percorso di madre senza aver prima concluso il percorso di figlia. Una donna incompleta quanto il suo nome, anche se è proprio dal confronto con la storia di quel nome che Cecilia può recuperare una stabilità da cui ricominciare. La sua storia è più un’involuzione che una crescita, non ha lo spirito palpitante di Natàlia, le sue preoccupazioni o le sue paure. In perfetta aderenza al carattere di Cecilia è, poi, la prosa in prima persona che la Rodoreda adotta per raccontare Via delle Camelie, fredda e senza eccessi. Probabilmente ne risulta una protagonista difficile da amare ed alla quale affezionarsi, ed è vero, ma la capacità espressiva della scrittrice catalana è stata proprio nel saper raccontare la storia di un vuoto che, nel tentativo di colmarsi, si allarga sempre di più e nel tratteggiare una Cecilia, al tempo stesso, bisognosa di tutti e di nessuno, insensibile a se stessa perché se stessa non è mai veramente stata, una figlia di nessuno, se non della sua Barcellona e delle sue strade.

Luca Benedetti
(originariamente pubblicato su Pulp Libri n.81 settembre/ottobre 2009)

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