giovedì 11 giugno 2015

Gioacchino Criaco - Zefira

recensione criacoGioacchino Criaco
Zefira
Rubbettino, 193pp

Dopo il successo di Anime nere, sempre per Rubbettino, Gioacchino Criaco continua a raccontare la sua Calabria con una storia di uomini d’onore ed uomini di legge.
L’impianto è classico e godibilissimo: un “omicidio eccellente” sconvolge il tacito equilibrio criminale che regna tra i potenti di Zefira e la polizia, a seguire le indagini il commissario Luca Rustici, milanese da pochi mesi trasferito a Zefira. Poco rumoroso, solitario, ma curioso e con tutta una vita da recuperare (o da dimenticare), Luca Rustici è un filtro a maglie larghe dal quale man mano Zefira fuoriesce con tutta la sua bellezza e la sua crudezza. Ed è importante che questo protagonista non sia solo un veicolo di legge en plein, perché lascia modo a Criaco di creare una sorta di premessa emozionale con cui permea tutto il suo testo. Zefira è una storia sulla lontananza, una triplice lontananza.
Una di Rustici, lontano da casa, dal Nord, nella piccola e misconosciuta Zefira pronta a sedurlo, distrarlo e pilotarlo. L’altra dello Stato, delle istituzioni e delle regole che a Zefira sembrano essere assenti ed inefficaci ed infine la lontananza di Zefira stessa, irraggiungibile e forte delle leggi che si è fatta da sola.
La lezione che Rustici impara è che quando lo Stato non c’è, quando tutto viene deciso da troppo lontano per essere vero, allora “i zefiresi fanno da soli. Come sempre”.
Questa diversità, questa asimmetria tra uno potere e l’altro, è la leva che Criaco usa per sollevare il coperchio della trama e raccontare un luogo e la sua gente, quella comune e quella della ‘ndrangheta.
Ed allora forse è sbagliato parlare di Zefira solo come di “una storia”. Perché per Criaco questa non è solo l’ambientazione di un romanzo, ma vita vera – il fratello è altrettanto noto alle cronache per essere stato uno dei killer più inafferrabili della Locride, quel Pietro Criaco consegnato alla giustizia nel 2008, dopo ben dodici anni di latitanza – e come tale Zefira va ragionato nel suo essere tra narrazione e cronaca, andando a ricercare le sue peculiarità non tanto nella finzione narrativa, ma in ciò che l’ha generata.

Luca Benedetti
(originariamente pubblicato su Pulp Libri n.84 marzo/aprile 2010)

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