Zefira
Rubbettino, 193pp
Dopo
il successo di Anime nere, sempre per Rubbettino, Gioacchino Criaco
continua a raccontare la sua Calabria con una storia di uomini d’onore ed
uomini di legge.
L’impianto
è classico e godibilissimo: un “omicidio eccellente” sconvolge il tacito
equilibrio criminale che regna tra i potenti di Zefira e la polizia, a seguire
le indagini il commissario Luca Rustici, milanese da pochi mesi trasferito a
Zefira. Poco rumoroso, solitario, ma curioso e con tutta una vita da recuperare
(o da dimenticare), Luca Rustici è un filtro a maglie larghe dal quale man mano
Zefira fuoriesce con tutta la sua bellezza e la sua crudezza. Ed è importante
che questo protagonista non sia solo un veicolo di legge en plein, perché lascia modo a Criaco di
creare una sorta di premessa emozionale con cui permea tutto il suo testo. Zefira è una storia sulla lontananza,
una triplice lontananza.
Una
di Rustici, lontano da casa, dal Nord, nella piccola e misconosciuta Zefira
pronta a sedurlo, distrarlo e pilotarlo. L’altra dello Stato, delle istituzioni
e delle regole che a Zefira sembrano essere assenti ed inefficaci ed infine la
lontananza di Zefira stessa, irraggiungibile e forte delle leggi che si è fatta
da sola.
La
lezione che Rustici impara è che quando lo Stato non c’è, quando tutto viene
deciso da troppo lontano per essere vero, allora “i zefiresi fanno da soli.
Come sempre”.
Questa
diversità, questa asimmetria tra uno potere e l’altro, è la leva che Criaco usa
per sollevare il coperchio della trama e raccontare un luogo e la sua gente, quella
comune e quella della ‘ndrangheta.
Ed
allora forse è sbagliato parlare di Zefira
solo come di “una storia”. Perché per Criaco questa non è solo l’ambientazione
di un romanzo, ma vita vera – il fratello è altrettanto noto alle cronache per
essere stato uno dei killer più inafferrabili della Locride, quel Pietro Criaco
consegnato alla giustizia nel 2008, dopo ben dodici anni di latitanza – e come
tale Zefira va ragionato nel suo
essere tra narrazione e cronaca, andando a ricercare le sue peculiarità non
tanto nella finzione narrativa, ma in ciò che l’ha generata.
Luca Benedetti

Nessun commento:
Posta un commento